La mia idea di paesaggio documentario

L’autore Olivier Lugon nel libro “Lo stile documentario in fotografia. Da August Sander a Walker Evans. 1920-1945” ritiene che ci siano quattro caratteristiche fondamentali che valorizzerebbero una fotografia dello stile documentario apparso nella sua forma primordiale intorno agli anni trenta soprattutto negli Stati Uniti e contemporaneamente, seppure in forme e modalità lievemente differenti, in Germania. All’apparenza banali, le fotografie documentarie sono in questo periodo (e anche nei periodi successivi) riconosciute come forme di arte.

Le caratteristiche fondamentali sono le seguenti:

  1. Chiarezza

  2. Serie

  3. Storia

  4. Spettatore

Ciascuna di esse coinvolge una serie di sottocategorie (sulle quali spero di tornare con un altro post). Ma quella più importante è la chiarezza (almeno nei testi dell’epoca) per indicare un insieme di ambiti che comprendono la chiarezza tonale, la precisione della resa, l’oggettività e la leggibilità.

Si privilegiano quindi i toni luminosi e l’illuminazione omogenea. “In fotografia non esistono ombre che non si possano illuminare” (Sander, 1942). Evans prediligeva il pieno sole che condivideva anche con il gruppo f/64 (Edward Weston, Willard Van Dyke, Ansel Adams) come supplemento di purezza. La luminosità incarna il nuovo potere di rivelazione che si vuole attribuire alla fotografia.

Un’altra aspirazione è legata alla luminosità e all’assoluta pulizia dei dettagli. La nitidezza e la luminosità formavano una coppia indissociabile all’epoca. Ciò comportò anche scelte tecnologiche sia nella stampa che predilesse carte lucide più appropriate a evidenziare i dettagli, sia le fotocamere di grande formato: “La regola di base è: usa sempre l’apparecchio più grande possibile!” (Berenice Abbott, 1942).

La mia fotografia documentaria, ispirata oltre che dai grandi maestri come Walker Evans e Berenice Abbott e prima di loro Atget, si propone proprio di seguire queste caratteristiche “estetiche” unite ad altre peculiarità, quali la frontalità del soggetto rispetto alla ripresa, alla desaturazione dei colori, la ricerca di un linguaggio proprio nel paesaggio.

Questi ultimi punti hanno ispirato le opere dei grandi paesaggisti italiani contemporanei a partire da Luigi Ghirri e Guido Guidi che ritengo essere i veri capisaldi dell’opera fotografica italiana in questo campo.

Linguaggio nel paesaggio. Ecco, appunto. Linguaggio che parte dall’osservazione e forse prima ancora dal vivere, dal risiedere nel paesaggio che si ritrae, mettendo in evidenza forme, vedute, tracce, “geroglifici” per usare un termine caro a Ghirri che pur nelle qualsiasità ritratte danno un senso e un significato profondo alle opere.

Il mio intento è quello di portare lo spettatore a chiedersi perché e cosa c’è dentro un’immagine. A osservarne i dettagli e a dare spiegazioni secondo quello che lui stesso sente, immagina, vede.

Nello stesso momento il linguaggio diventa scambio, acquista significato, cattura le idee, le rivolta nelle menti, accende le sensibilità.

In alcuni paesaggi mi ritraggo in forma velata, quasi a non voler disturbare, perché io “vivo” in quel paesaggio, mi sento parte di esso. Il paesaggio diventa allora la mia stessa essenza, le tracce che si possono seguire sono quelle che mi appartengono in qualche modo, in qualche forma.

Provate a guardare “dentro” le foto. Osservatele in silenzio, fate finta di dovere spiegare ad un interlocutore quello che vedete. Mi interessa che qualche senso sopito si risvegli in voi e possa sorprendervi nell’osservazione di una semplice foto qualsiasi …

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The author Olivier Lugon in the book "The documentary style photography. From August Sander to Walker Evans. 1920-1945" believes that there are four key features that enhance a photograph of the documentary style, appeared in its primordial form around the thirties, particularly in the US and, at the same time, albeit in slightly different forms and modalities, in Germany. Seemingly trivial, documentary photographs in this period (and also in subsequent periods) was recognized as forms of art.

The fundamental characteristics are the following: 1. Clarity 2. Series 3. History 4. Spectator

Each of them involves a series of subcategories (on which I hope to come back with another post). But the most important is the clarity (at least in the texts of the time) to indicate a number of policies that include tonal clarity, accuracy of the surrender, the objectivity and readability. Therefore they prefer the bright tones and homogeneous illumination. "In photography there are no shadows that it cannot light up" (Sander, 1942). Evans favored full sun which also he shared with the f/64 group (Edward Weston, Willard Van Dyke, Ansel Adams) as a pure supplement. The brightness embodies the new detection power that is to be assigned to photography. Another suction is related to the brightness and the absolute cleanliness of the details. The sharpness and brightness formed an inseparable couple at the time. This also entailed technological choices both in the press that they preferred more appropriate glossy papers to highlight the details, both large format cameras: "The basic rule is: always use the camera as large as possible!" (Berenice Abbott, 1942).

My documentary photography, as well as inspired by the great masters such as Walker Evans and Berenice Abbott and before them Atget, aims precisely to follow these "cosmetic" features combined with other features, such as the frontal of the subject, the desaturation, the search of my own language in the landscape. Those matters have inspired the works of the great contemporary Italian landscape's photographers like Luigi Ghirri and Guido Guidi that I believe to be the true Italian strongholds photographic work in this field.

Language in the landscape. Here, of course. Language that the observation and perhaps even before the live, reside in the landscape that portrays, highlighting forms, views, tracks, "hieroglyphics" to use a term dear to Ghirri that even a sense portrayed in "qualsiasità" , deep meaning to the works. My intention is to bring the viewer to wonder why and what's in an image. To observe the details and to give explanations according to what he feels, imagines, he sees. At the same time the language becomes exchange, capturing ideas, turning into the minds, kindles feelings. In some landscapes portray me in a veiled form, almost not wanting to disturb, because I "live" in that landscape, I feel part of it. The landscape becomes then my very essence, the tracks that you can follow are those that belong to me in some way, in some form. Try to look "inside" the photos. Observe them in silence, pretend you have to explain to a partner what you see. It does that a few dormant sense awakens in you and can surprise you in the observation of a simple picture any ...

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